Fuorisede, le contraddizioni del rientro in Sicilia | INTERVISTE

“La Sicilia si appresta alla fase 2 tra forti affermazioni, dietrofront e polemiche”

Come l’esule che si trovava a lasciare la propria terra natia, anche il viandante moderno, lo studente fuorisede, subisce il medesimo destino. E se a malincuore dice “addio” alla propria casa, nello sfondo movimentato delle grandi metropoli, la nostalgia pervade continuamente il suo animo. Nel caso della Sicilia, spesso terra di contraddizioni, non offrendo talvolta le stesse opportunità della penisola, lo spostamento diviene per molti la soluzione più concreta per cercare di realizzare i propri sogni, ma ora più che mai echeggia la malinconia di casa e degli affetti.

Dalla chiusura “forzata”…a quella volontaria

Durante i due mesi di lockdown nazionale, è stato vietato lo spostamento da una regione all’altra per tutti i cittadini italiani al fine di ottimizzare le misure di prevenzione e di contenimento del virus, dopo l’impennata provocata anche dal primo esodo migratorio avvenuto dal nord verso il sud. Con l’entrata in vigore della fase 2,denominata la fase “della convivenza del virus” in cui si prova ad accennare ad un ritorno alla “normalità”, gli studenti hanno intravisto un barlume di speranza per il rientro, grazie alla possibilità esposta dal Premier Conte lo scorso 26 Aprile di poter ritornare nella propria regione di residenza. Peccato, però che lo scontro Governo-Regioni sia virato anche su questo punto, come in Sicilia, dove il Presidente della regione Nello Musumeci aveva preannunciato di attuare una politica fortemente preventiva, mediante il prolungamento della chiusura dell’isola sino al 18 maggio. La decisione ha suscitato numerose polemiche e il malcontento di molte categorie,tra cui gli studenti universitari fuorisede, emotivamente pronti a riabbracciare i propri cari.

Il diritto al rientro: gli studenti alzano la voce e la Regione cambia passo

E così, attraverso l’attivismo su Change.org (che in poche ore ha raggiunto oltre 2.000 firme), video e testimonianze firmate sui social con l’hashtag #fatecitornare, gli stessi hanno fatto il giro del web, suscitando probabilmente un cambio di marcia istituzionale. Infatti il Presidente Musumeci ha pubblicato sui canali regionali lunedì 4 maggio un video-messaggio ,in cui è emerso per l’avvio effettivo della fase 2 un evidente dietrofront alle pubblicazioni precedenti. Attraverso una dichiarazione di circa 5 minuti, Musumeci ha stabilito in pratica di riaprire gradualmente l’isola, chiedendo al Ministero dei Trasporti un primo incremento di voli (da 2 a 4), treni e collegamenti sullo Stretto (da 4 a 8)  – accolta in queste ore – per consentire ai siciliani che ne avessero bisogno di poter ritornare a casa, con le dovute regole da seguire per la sicurezza collettiva, dalla verifica allo sbarco alla quarantena. “Sono padre e nonno – ha affermato il Presidente – e comprendo benissimo l’emozione,l’affetto e la necessità che si pongono in una famiglia. Ma credetemi è difficile trovare il punto di equilibrio per coniugare le esigenze affettive con quelle di cautela e prudenza, per evitare che si possa entrare in Sicilia senza sapere di essere portatori del virus”. Il riferimento non può che essere al famoso esodo di inizio marzo, quando “su decine di migliaia di rientri abbiamo trovato centinaia di positivi che non mostravano assolutamente alcun sintomo. Ne nasce quindi una richiesta di prudenza e un auspicio di “buon rientro a chi ha più di un motivo per rientrare nella nostra Isola”.

Un cambio repentino di pensiero,dovuto forse a strategia politica o presa di coscienza che comunque ha alimentato numerosi perplessità sulla figura del Presidente.Ma cosa pensano i protagonisti di questo caso,i fuorisede in questione?

Gli studenti Sapienza in coro: “ci vuole responsabilità e sacrificio”

Andando in ordine sparso, ci siam ritrovati a sentire le opinioni su questa delicata faccenda a fuorisede siciliani, andando a scoprireil loro senso di responsabilità, ma anche l’importanza del riavvicinamento alla propria casa.

Chiedendo l’importanza del rientro a casa, Giulia, studentessa di Lingue 24enne: ha ritenuto “molto importante che gli studenti possano ritornare in Sicilia dai propri familiari. Soprattutto perché molti non lo fanno da tanti mesi, come io che non li vedo da gennaioE poi molti studenti sono riusciti a ritornare nelle proprie regioni, non capisco perché io non posso ancora farlo” Sul viaggio di ritorno però non esita a raccomandare l’adozione da parte sua delle “giuste precauzioni per evitare il contagio”.
Sulla scelta politica iniziale si è addentrata Simona, studentessa di LMS  (Letteratura,Musica e Spettacolo), 20 anni, dichiarandosi  “d’accordo con le misure prestabilite e decise perché quando uno studente va a studiare fuori dalla propria regione,si assume più responsabilità e dev’essere consapevole delle sue scelte”. E così, nonostante il periodo particolare, l’universitaria pondera il rientro a situazione realmente di necessità: “Non nego che la voglia di tornare a casa si faccia sentire ma bisogna stare calmi e valutare le proprie scelte.In questo momento,ogni singola decisione potrebbe rivalutare la situazione attuale ancora incerta,quindi si dovrebbe valutare bene la scelta di ritornare nella propria regione se non estremamente necessario.” Ne emerge quindi la speranza da parte sua di “essere circondata sempre dal buonsenso e dall’empatia”“di trovare nel  percorso di vita (che coincide con quello da studentessa) la forza per affrontare tutto con spirito di abnegazione,cosi come hanno fatto molti studenti, dando prima di ricevere qualsiasi cosa”.
Per studenti alle prese con i dilemmi del rientro, ne compariamo una direttamente in loco, come Beatrice Bavetta studentessa di Lettere e Facoltà, rientrata prima del lockdown che ha seguito inizialmente le “dovute cautele avvisando il medico di base del mio rientro”, non essendoci ancora l’obbligo di registrazione. Sul percorso di studi, i danni però si sommano fra l’impossibilità di svolgere il tirocinio obbligatorio, per la quale “non sono state chiarite le modalità con cui procedere al recupero” e la “laurea entro settembre/ottobre”. Da qui il senso di rivalsa e impegno civile anche da lontano, con la sottoscrizione della petizione lanciata online con l’associazione studentesca Sapienza In movimento per il “rilancio dell’università nella fase 2”, fra la possibilità di svolgimento dei tirocini e il sostenimento dell’esame finale anche in presenza.

Senza dubbio, gli studenti universitari sono abituati a rimanere chiusi in casa per lungo tempo durante le sessioni d’esame ma in questa circostanza ognuno è stato colpito nel profondo, con la negazione delle libertà individuali. Rimanere nella propria regione di studio,non è stato quindi un gesto eroico ma il minimo che si potesse fare per fermare l’avanzata del virus e permettere alla normalità di tornare nelle nostre vite Ma questo senso di responsabilità subisce il peso del tempo, con il desiderio di voler abbracciare i propri genitori e quella paura incerta di un domani che non appare più chiaro come prima,di un percorso universitario sempre più incerto coniato da tante domande e poche risposte.

Non ci resta così che attendere, adottando il più che pertinente detto siciliano “Bon tempu e malu tempu, nun dura tuttu tempu.”!

 

Susanna Trigona

 

 

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