Antonio Merola, dalla tesi alla pubblicazione del suo lavoro su Scott Fitzgerald

Antonio Merola, classe 1994, dimostra che ancora è possibile pubblicare una tesi presso un editore pure. Esatto perché Antonio non ha pagato, come troppo spesso accade, per far stampare il suo libro F. Scott Fitzgerald e l’Italia da Ladolfi Editore. Il libro è un ampliamento del suo lavoro di tesi e al momento sta riscuotendo un buon seguito con articoli di recensioni su quotidiani  come Il Foglio e l’Avvenire

Come sei riuscito a pubblicare il tuo saggio e come procede la sua diffusione? In origine il mio obiettivo era occuparmi di una monografia su Fitzgerald e l’idea era dimostrare il riscontro tra ciò che gli accadeva nella vita e ciò che scriveva nei suoi racconti e romanzi. Ho faticato a trovare aiuto nella divulgazione del mio testo. Ma dopo tempo, grazie l’aiuto del prof.re Francesco Muzzioli, sono riuscito a canalizzare le mie energie su un tema che riguardasse l’autore ma che allo stesso tempo mi appartenesse, ossia il rapporto di Fitzgerald con la critica italiana. Terminato il mio percorso accademico ho riscritto il saggio ampliandolo e riuscendo così ad attirare l’attenzione dell’editore Giuliano Ladolfi. Il libro ora sta andando molto bene e sta ottenendo diverse recensioni su giornali e siti letterari.

Nel suo lavoro di rinnovata attenzione verso Fitzgerald c’è l’intento di far emergere delle tematiche non ancora discusse? Il motivo per cui ho scritto di Fitzgerald è duplice: da un lato quest’autore è sempre stato una mia ossessione e dall’altro è stato entusiasmante pensare di poter partecipare al rinnovato interesse e movimento culturale sul mercato che vi è ora nei suoi confronti. Una tematica che vorrei portare all’attenzione del lettore è ciò che prospetto alla fine del mio saggio e cioè l’idea di una “critica empatica”. Succede a ogni lettore “forte” di avere una sovrapposizione intima con un autore; in virtù di una lucidità di analisi ineguagliabile e di un’attenzione alla “cura” verso le profondità biografiche di vite realmente vissute, mi ha affascinato pensare alla figura di un “critico empatico” capace di applicare un certo tipo di metodo nell’approccio ermeneutico all’estro artistico nonché, per l’appunto, alla vita del personaggio con il quale si sceglie di intercorrere una “sovrapposizione”.

Se per un autore come Fitzgerald il binomio vita-scrittura è inscindibile, qual è stata la tua necessità di favorire la speculazione in ambito accademico su tale personaggio? Per confermare il binomio vita-scrittura, Fitzgerald va letto in ordine cronologico; in tal modo ci si accorge che il tema per lui centrale è il rapporto con la moglie – come aveva notato precedentemente il critico Fatica. È un autore che mi ha insegnato a non gettare mai la spugna e rimboccarmi le maniche. Infatti spesso mi sono trovato a mettere in atto i suoi insegnamenti, cambiando così a volte la mia direzione. Riguardo le malattie mentali Fitzgerald mi ha insegnato che ognuno di noi può stare vicino soltanto ad una persona e questo significa subordinare la propria esistenza al fine della guarigione della persona malata; Io credo che in un mondo in cui il narcisismo dilaga, dove si è spesso egoisti, Fitzgerald ci possa insegnare che è possibile dedicare la propria vita quanto meno al servizio di un altro.

 

Gabriele Scassaioli

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