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Futuro, lavoro, studio e “cervelli in fuga” tra i temi trattati nella puntata di “Non è un Paese per giovani” andata in onda dalla gipsoteca di Lettere.

Martedì 20 novembre Giovanni Veronesi e Massimo Cervelli, conduttori della trasmissione di Rai Radio 2 “Non è un Paese per giovani”, hanno portato il loro programma nella nostra Università, più precisamente nella gipsoteca della facoltà di Lettere e Filosofia. Il loro scopo era quello di «sondare il termometro dei giovani universitari» cercando di capire meglio i perché delle scelte che, sempre più spesso, portano lontano dall’Italia. La diretta è stata occasione per parlare con studenti e docenti. Primo ospite ad intervenire è stato il professor Alessandro Saggioro, titolare della cattedra di storia delle religioni nata grazie alla cooperazione con l’Università del Bahrein: «Sono un ottimista estremo» ha detto Saggioro «lavoro con i ragazzi ogni giorno e in ognuno di loro vedo una scommessa». C’è chi, però, ha un parere diverso: «Non veniamo presi sul serio!» ha sbottato Luigi, studente di medicina al II anno, «c’è il rischio di rassegnarsi». E’ intervenuta anche la professoressa Silvia Masi del dipartimento di Fisica secondo cui molti ragazzi (i cervelli in fuga sono oltre 100.000 ogni anno) ambiscono ad andare all’estero per arricchire il proprio bagaglio. I due scanzonati conduttori hanno poi interagito con i ragazzi presenti alla diretta. «Siete bravi e privilegiati» parole confermate da Chiara, studentessa di medicina al III anno, che ha risposto così:«Sì, seguiamo un percorso interdisciplinare e siamo soddisfatti delle opportunità che abbiamo qui». C’è spazio però anche per qualche polemica. Flaminia, studentessa del corso di laurea in storia dell’arte che ha ammesso di essersi pentita della propria esperienza in Inghilterra: «Gli inglesi fanno pausa pranzo con il PC davanti» fa eco la collega Elisa: «Ho lavorato al Louvre ma mi sono resa conto che l’Università italiana, specialmente per quel che riguarda gli studi umanistici, non ha nulla da invidiare agli altri». La puntata del divertente programma radiofonico si è chiusa
sulle significative note di “Mad World”, nella speranza che il mondo che ci aspetta dopo sia un po’ meno pazzo di quel che cantavano i Tears of Fears.

Federico Cava

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