Laureata in Design e Influencer: Giulia Latini


Il giovane talento web Giulia Latini racconta all’Universitario Roma la sua esperienza universitaria che le ha portato una laurea in Design Industriale

Modella, influencer e dottoressa: Giulia Latini è un altro volto del mondo dello spettacolo che unisce le grazie del pubblico al prestigio della Sapienza. La sua facoltà è distaccata, a Flaminio, ma ha regalato alla giovane ragazza del 1994 la gioia di una triennale in Design Industriale, accompagnata da tante altre piccole passioni e ospitate tv di vario genere (Uomini e Donne) che ci siamo fatti raccontare prima di un incontro con i fan a via del Corso, proprio a due passi dal suo ‘passato’ accademico…


Una laurea arrivata da poco (Maggio 2018, ndr). Quali emozioni hai provato durante la discussione? «
Essendo tesi un po’ diverse – un progetto revisionato continuamente dai professori – tu arrivi a quel giorno che conosci talmente a fondo il tuo progetto che parlarne qualche minuto è abbastanza semplice. Forse la cosa che più ti dispiace è che uno ci lavora per mesi e poi ti lasciano solamente 7 minuti…»

La differenza con i tuoi colleghi in questo percorso, però, è che lo hai dovuto bilanciare con il mondo dello spettacolo. Qual è stato il segreto? «Non avendo una vera e propria routine lavorativa è stato un po’ complicato, però il segreto è stato quello di portarmi appresso il pc con i materiali universitari. Poi accadeva pure di non aver tempo di aprirlo, ma per mia tranquillità sapevo di poter contare su di lui!»

Tra studio e tv, le lezioni alla Sapienza: come venivi vista dai tuoi colleghi? «Forse era l’ambiente migliore perché la tv non era proprio seguita per gli orari che facevamo. E poi, essendo in un palinsesto pomeridiano (Uomini e Donne, ndr), c’era lezione oppure si studiava in biblioteca, quindi diciamo che lo sapevano e ne ‘ridevano’ gli amici più stretti. Forse l’unico giorno che mi sono imbarazzata da morire è quando si sono presentate le telecamere fuori dall’università, dove mi son detta “no, qui nooo!” (ride, ndr).»

Praticamente avevano invaso il tuo territorio…«Sì infatti, perché pensavo che da quel momento si sarebbe formato un po’ di imbarazzo ma non è accaduto, proprio grazie alla loro tranquillità »

Tranquillità data anche dalla sede distaccata a Flaminio che ti ha, in un certo senso, preservato dalla Città Universitaria…“Sì infatti, e poi Flaminio è l’ambiente più divertente perché ci sono personalità un po’ più creative!”
Ad esempio?
“Beh oddio, erano all’ordine del giorno i capelli colorati ma mi ritengo fortunata con i compagni di corso, che hanno fatto tanta strada nell’ambito del design, a differenza mia che sono rimasta più indietro per tutti questi lavori…”

Hai intenzione di “recuperarli” o stai coltivando nuovi percorsi accademici? «Al momento la specialistica non mi interessa perché Disegno Industriale è una professione dove non conta il pezzo di carta ma le competenze e il contributo creativo che al momento non posso garantire. Piuttosto mi piacerebbe fare un master, come quello da sommelier che svolgo già da due anni e mezzo»


Da dov’è nata questa passione viticola? «Dal lavoro di cameriera durante le vacanze. Da lì mi sono interessata perché è un mondo molto bello e – purtroppo – inesplorato dai più giovani»

Beh, diciamo che i giovani sono più assaggiatori che intenditori… «Ma io neanche mi ritengo ancora intenditrice, però avere consapevolezza e coscienza di ciò che bevi, ti aiuta a stare meglio e a valorizzare ciò che abbiamo in Italia, anche perché il nostro patrimonio è percepito quasi più all’estero che in Italia stessa!»


Cosa ti auguri quindi per il futuro?
«Riconciliare tutto, riunendo il discorso dell’immagine con il vino e il design nell’organizzazione di eventi, matrimoni, magari consulenze per i ristoranti!»


Luca Vincenzo Fortunato

 

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