“RENDERSI UTILE NEL MONDO CON QUELLO CHE FAI” – L’intervista a Blu Yoshimi

L’intervista a Blu Yoshimi, il giovane volto del cinema e tv che ha spopolato con il teen movie “Piuma” e ora in scena con “Una pallottola nel cuore 3”.

Nel cinema, così come nella vita accademica c’è bisogno di studio, studio e studio. Ce lo racconta Blu Yoshimi, la giovane attrice romana che si trova su set di ogni tipo dalla tenera età di 8 anni. Dall’egida di papà Nanni Moretti nel film “Caos Calmo” all’influenza “combattiva” di mamma Lidia, l’attrice del 1997 ha costruito già un percorso interessante, frutto di corsi intensivi e tappe intermedie: «Mi ero iscritta a Cooperazione Internazionale e Sviluppo alla Sapienza perché mi piaceva per l’aspetto sociale e politico, ma anche perché volevo rendermi utile nel mondo». La sua ricerca, però, è cambiata poco dopo, quando Blu ha preso coscienza della corposa esperienza cinematografica
accumulata, indirizzandola verso il pertinente DAMS, da quest’anno. E così lo spettacolo, che l’ha portata pure in tv con i “Liceali” e in ultimo “Una pallottola nel cuore”, ha contaminato ogni ramo della sua vita, unendo anche universi separati, come dimostrano le collaborazioni con mamma Lidia per i corti “Actus Reus” (2017) e “Soubrette” di Marco Mingolla, in uscita tra poche settimane. «Lei – ha affermato Blu – mi ha ispirato perché è una brava attrice e ha uno spirito combattivo, soprattutto nei momenti più difficili». Un’ammirazione oggettiva, non trasportata completamente sul set data «l’indipendenza sul piano lavorativo», che va di pari passo all’hobby della giovane attrice per il
cinema francese dei fratelli Dardenne e il giovane regista Xavier Dalon, senza dimenticare la musa Natalia Portman. Il grande schermo, in pratica, rappresenta il sale quotidiano della giovane Yoshimi, nominata così dal leader spirituale Daisaku Ikeda dopo la richiesta di rito da parte della famiglia di religione buddista: «L’ho sentito subito unico e solo mio, per quanto lo abbiano anche altre persone, ma da quando sono diventata praticante buddista a 12 anni lo tengo ancor più avidamente con me». Il nome Blu, anche, cela una storia romanzata, quasi sulla scia della pellicola di successo “Piuma”. Infatti è nata fra le righe della tesi che stava scrivendo la madre all’epoca 24enne durante la giovane maternità, richiamando così quel messaggio, dedicato anche agli aspiranti studenti di cinema, che «tutto si può fare, senza porsi dei limiti».

Articolo di: Luca Vincenzo Fortunato

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