Tiziana Russo, sorella di Marta, ricorda i giorni dell’omicidio che sconvolse la Sapienza

Lo sparo, le ore in ospedale, il ritorno in università e il processo. Con “20 anni senza mia sorella”, Tiziana si riprende Marta e scrive un libro parlando a tu per tu con la sorella

A dispetto di revisionisti e complottisti di sicuro c’è la morte di Marta, la condanna a Giovanni Scattone per omicidio colposo e a Salvatore Ferraro per favoreggiamento. L’episodio che sconvolse la Sapienza ha avuto un impatto devastante nella famiglia Russo e in Tiziana che ha faticato molto per recuperare il ricordo intimo di sua sorella mentre il processo e l’omicidio erano divenuti uno dei casi di cronaca più dibattuti su giornali e televisioni. Tiziana racconta il suo lutto e quelle giornate a Universitario Roma. Quella mattina del 9 maggio 1997, come hai saputo che tua sorella era stata raggiunta da un colpo di arma da fuoco?«Ero arrivata a casa dall’università e non avevo trovato i miei genitori. C’era la spesa sul tavolo e questa cosa mi aveva stupito dato che generalmente mia madre la metteva a posto. Poco dopo mi ha suonato la Digos che molto delicatamente mi avvertito. Fortunatamente la Digos è arrivata subito anche perché sotto casa c’erano già molti cronisti. Mi hanno chiesto di vedere la stanza di Marta per capire se fosse coinvolta in qualcosa. Poi sono stata portata in questura dove ho incontrato il ragazzo di Marta, eravamo entrambi increduli, non capivamo e infine ci hanno portato all’ospedale. Qui ho realizzato la gravità dello stato di salute di mia sorella, pensavo fosse solo ferita». Marta è stata 5 giorni in coma, come li ricordi?«Stavamo tutti i giorni al Policlinico, ricordo i giornalisti che provavano a catturare ogni nostra espressione. Eravamo sospesi con un minimo di speranza, consapevoli delle gravi condizioni di Marta. Avrò sempre impressa la sensazione di dolore che trasudava dai miei genitori, mio padre impietrito e mamma rannicchiata nel dolore con  lo sguardo disperato»Dopo la morte di Marta avete scelto di donare gli organi. Come è arrivata questa decisione?«Un giorno in tv raccontavano la storia di Nicholas Green e la decisone della famiglia di donare gli organi e Marta in quell’occasione aveva espresso la volontà, nel caso di un tragico avvenimento, che i suoi organi fossero donati. Inoltre in un diario di mia sorella abbiamo ritrovato la frase “come potrò essere utile agli altri?” e donare gli organi era la risposta giusta» Dopo i funerali sei tornata subito all’università?«Sono tornata dopo un anno. Dopo la morte di Marta ho letto alcuni classici, che dovevo studiare per degli esami, in cui trovavo conforto, soprattutto nella Divina Commedia. I miei genitori mi sono stati molto vicini. Avevo 24 anni e era il momento della vita di spensieratezza e serenità, non ero pronta ad affrontare il concetto di morte. Ho sofferto in quell’anno di attacchi di panico, temevo di morire all’improvviso e senza motivo come Marta. Tornando all’università ripensavo agli ultimi passi che aveva fatto mia sorella, mi domandavo se lei solo si fosse fermata un secondo, se avesse titubato un attimo, quella mattina tutto questo non sarebbe successo. Non mi sentivo più Tiziana ma solo la sorella di Marta Russo. Avevo gli occhi di tutti addosso, non è stato facile, mi sentivo privata della mia identità e dell’intimità con mia sorella. Marta era diventata la sorella di tutti» Perché Marta dopo la sua morte è diventata un icona?«Perché tutti si sono identificati in Marta, al suo posto poteva esserci chiunque dato il luogo e l’assenza del motivo di quello sparo. Molti si sono ispirati a lei per continuare l’università. Abbiamo raccolto moltissime lettere di persone che andavano continuamente alla tomba per chiedere un aiuto, quasi santificando mia sorella come fosse un angelo» Qual è stata la risposta a questo lutto della vostra famiglia? «I miei genitori sono stati in grado di trasformare un episodio tragico in una spinta alla vita in primis acconsentendo di donare gli organi di Marta. Mio padre ha fondato una palestra titolata a mia sorella e mia madre con la Onlus Marta Russo sensibilizza sull’importanza della donazione degli organi. Io sono riuscita solo con la scrittura a riappropriarmi di mia sorella e a recuperare con il libro che ho da poco scritto “20 anni senza mia sorella” il dialogo intimo con Marta». Per la legge il caso dell’omicidio di Marta Russo è chiuso, in questi anni sono stati però pubblicati libri che sembrano voler mettere in dubbio la verità processuale. Cosa ne pensi?«Noi siamo entrati in aula senza preconcetti, con l’accumularsi delle prove abbiamo capito chi erano i colpevoli. Ascoltando le testimonianze e gli alibi mai confermati. Ci sono state testimonianze forti e coraggiose di persone che hanno poi dovuto rinunciare alla propria carriera come la Lipari». Si è parlato spesso di omertà in università, e a Giurisprudenza in particolare, durante il processo. Era così secondo te? E Perché?«C’era un muro di omertà che ha però fatto arrivare gli inquirenti alla verità. Scattone e Ferraro sono stati sempre coperti ma dietro di loro secondo me c’è qualcun altro da proteggere. Il movente non c’è e l’arma neanche ma qualcuno deve averla portata all’interno. Chi era? Un professore amante delle armi in quegli anni a giurisprudenza? Spero si faccia avanti». Cosa provi verso Scattone, esecutore dell’omicidio colposo, e di Ferraro, il complice? « In questi anni non hanno mai avuto una parola di cordoglio nei nostri confronti. Non erano due semplici ragazzi, erano benestanti e ben inseriti. All’epoca, quando imputati, andarono a parlare a Porta a Porta e furono anche pagati dalla Rai. Abbiamo bloccato i soldi con l’avvocato. Chi può permettersi questo. Hanno sempre parlato di complotto nei loro confronti. Dovrebbero guardarsi allo specchio e capire il privilegio che hanno avuto ad invecchiare, cosa che mia sorella non ha. Sono loro i colpevoli, le prove sono inequivocabili e purtroppo ho sempre dovuto sottolineare la loro arroganza, soprattutto quella di Ferraro» Qual è il ricordo più bello che hai di tua sorella«Per me Marta era un amica e una sorella. Il ricordo più bello è di quando eravamo in campagna da nonna dove vivevamo tutto con stupore. Ricordo le chiacchiere e le risate pensando alle cose del passato. Mi sembra un vita fa» Cosa vorresti susciti in un ragazzo di oggi la vicenda di tua sorella«Marta era una ragazza generosa e con dei sogni, vorrei che la storia di Marta sia un invito alla vita data la sua imprevedibilità»

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