Università in sciopero. Sessione estiva nel caos

Dal primo giugno al 31 luglio sciopereranno i docenti universitari italiani. 6800 le adesioni iniziali, prevista una partecipazione di 11000 unità

Dopo un autunno piuttosto caldo, per gli studenti universitari italiani si prospetta un clima decisamente rovente in vista della sessione estiva d’esami. È atteso infatti, dal primo giugno al 31 luglio, un altro sciopero dei docenti che, come accaduto lo scorso anno, potrebbe paralizzare letteralmente lo svolgimento delle prove di fine corso. Almeno un appello, così come stabilito, sarà garantito per ogni materia ed i professori si impegneranno a stilare un calendario di sedute ad hoc per laureandi e partecipanti al programma Erasmus. E le altre date? Probabilmente finiranno tutte per essere annullate. Un blocco che porta la firma iniziale di 6800 insegnanti, un numero destinato, secondo le previsioni, a toccare la vetta delle 11000 unità (a settembre si contarono, in maniera ufficiosa, circa 10.780 adesioni). Prima dello stop registrato nell’ultimo quadrimestre del 2017 gli atenei italiani non si mobilitavano con una tale mole esponenziale dal 1974. Cosa ha portato questa volta sul piede di guerra gli ordinari e gli associati? Oltre a battere ancora sugli scatti stipendiali non riconosciuti (figlio, questo provvedimento, del governo Berlusconi in carica dal 2011 al 2014) la piattaforma chiede l’erogazione di 80 milioni di euro per le borse di studio da consegnare agli alunni meritevoli, oltre alla pubblicazione di nuovi concorsi per il settore dell’apprendimento d’ateneo. La legge di stabilità 2018, come riportato dai 6800 nomi “a capo” della protesta, «fornisce una soluzione al problema unicamente parziale e non soddisfacente». Viene inoltre precisato che l’obiettivo da raggiungere non è l’aumento del compenso lavorativo bensì «il risanamento di un’ingiustizia». E per i ricercatori? Lo sciopero è stato indetto, appunto, anche per il personale dedito allo studio ed al miglioramento scientifico degli ambiti: richiesti 4000 mila posti riservati ai ricercatori a tempo determinato. In questo turbine di inconvenienti disagi ci si domanda, in ultima analisi, quanto effettivamente verranno penalizzati gli studenti da uno sciopero. A settembre le maggiori sigle universitarie della Minerva (Sapienza in Movimento, Fenix – Vento di cambiamento, Link – Coordinamento universitario e Udu) avevano espresso un certo dissenso per le modalità d’esecuzione, spiegando come la parte maggiormente lesa della storia risultasse, di fatto, quella degli iscritti; un malcontento palesato anche nella disertazione di un’assemblea pubblica fortemente voluta da circa 200 accademici aderenti alla manifestazione precedente, occasione in cui gli studenti presenti erano davvero pochi. Vincenzo Nocifera, professore della Sapienza, ha così espresso, da insegnante, il suo parere sia sul punto di vista del docente che su quello dell’immatricolato, «Assisto con stupore allo scandalo che questo sciopero suscita nello studentato, il blocco incide pochissimo sulla programmazione e non esistono modalità meno incisive. Proprio per questo iter seguito, secondo molti colleghi la via da seguire doveva essere più dura, ma a seguito di settembre l’attenzione sull’università è aumentata. Allora se con quello stop abbiamo acceso i riflettori sul caso, con questo nuova piattaforma puntiamo ad iniziare una trattativa che porti ad un’effettiva risoluzione».

 

Claudio Panebianco

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