La Sapienza attrae ancora? Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei.

L’Istat ha pubblicato dati sulla mobilità territoriale degli studenti universitari. La ricerca dovrebbe aiutare a migliorare alloggi e trasporti.

La Sapienza è la più grande università italiana per numero di iscritti: la curiosità è che gli studenti dell’Ateneo, Sapentini o Sapienziani che dir si voglia, provengono da tutte le province italiane tranne che dalla provincia di Asti, e che La Sapienza attrae studenti soprattutto del Lazio e delle regioni meridionali. Nel Lazio, su un totale di 210.502 studenti universitari, 156.641 risiedono nella regione e 53.861 provengono da altre regioni, mentre sono ben 17.449 i laziali che preferiscono studiare altrove. Questi sono solo alcuni dei numeri pubblicati dall’Istat nel novembre 2016. Il rapporto “Studenti e bacini universitari” sugli 89 atenei italiani è relativo all’a.a 2014/15 e analizza 61 atenei statali di cui 3 politecnici, e 28 atenei non statali di cui 9 università telematiche. I dati provengono in particolare dall’Anagrafe Nazionale Studenti (ANS) che sarebbe un archivio in cui il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (Miur) registra gli iscritti al sistema universitario del nostro Paese. Gli studenti che provengono da altre province sono “city users” che creano un indotto economico importante sia per le città sede degli Atenei che per il loro hinterland. La forte variabilità regionale rispecchierebbe l’asimmetria dell’offerta formativa nella penisola: per esempio, in Lazio Lombardia e Toscana gli studenti tenderebbero a rimanere nella Regione, mentre altre regioni come Basilicata Valle d’Aosta e Molise vedono una vera e propria “migrazione universitaria”, con forti flussi dal Sud verso il Nord ma non viceversa. Secondo il rapporto Istat nell’a.a. 2014/15 il 14% degli studenti della Sapienza è provenuto da oltre 250 Km. Va detto che la lettura territoriale dei flussi di studenti e dell’utenza permette di programmare in modo efficace i servizi sul territorio, come trasporti e alloggi, ma da questi dati non si può trarre una valutazione sull’offerta formativa degli atenei in termini di performance, internazionalizzazione e grado di eccellenza.

 

Alice Palombarani

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