La tristezza da Natale: uno stato di malinconia dissonante

Possibili cause del “Christmas blues”

I giorni di festa costringono, attraverso regole sociali, a festeggiare qualcosa che spesso non coincide con lo stato d’animo delle persone, al punto che si parla di “tristezza da Natale”, o “Christmas blues” alimentando il senso di inadeguatezza e solitudine interna che ciascun individuo può trovarsi a sperimentare.

Le cause della “tristezza da Natale” sono sia biologiche che psicologiche. Esistono fattori genetici predisponenti che offrono terreno fertile a sintomi depressivi qualora si incontrino con fattori esterni precipitanti (la solitudine, la mancanza di dialogo e di affetto, le difficoltà economiche). Uno dei disagi sperimentati è quello di sentirsi in dis-armonia emotiva con la propria famiglia. Inoltre il passaggio da un anno all’altro può rappresentare un momento di valutazione rispetto ai desideri e agli obiettivi realizzati generando confronti con ciò che non si è riusciti a concretizzare. Infine, nell’istante in cui viene meno la frenesia della quotidianità, è possibile far riaffiorare problemi e difficoltà e lasciare spazio al sentire emotivo.

Per far fronte al Christmas blues è utile abbandonare l’idea che si debba essere per forza felici. Sarebbe buono fermarsi a riflettere sulle emozioni provate senza categorizzarle in giuste o sbagliate. Le emozioni non sono determinate direttamente dalla situazione natalizia ma piuttosto da cosa la mente si dice durante questa festività; i pensieri fatti possono spesso essere irrazionali ed incrementare la sensazione di malessere. Così, metterli in discussione nella loro veridicità può portare ad alleggerire l’intensità emotiva offrendo prospettive meno rigide. Potrebbe essere d’aiuto condividere i propri vissuti con altre persone al fine di superare la solitudine, che alimenta ulteriormente la tristezza, e accorgerci che la malinconia del Natale può essere condivisa. È altrettanto importante utilizzare più indulgenza nel trattare se stessi: è buono riflettere su quali siano stati gli aspetti positivi avvenuti durante l’anno, senza concentrarsi prevalentemente sui traguardi non raggiunti, al fine di accorgersi che non tutto quello che si è fatto è realmente andato male e che ogni persona possiede punti di forza su cui poter contare e da cui poter ri-partire.

In conclusione, è sicuramente buono inserire, accanto ad una dimensione sociale, una dimensione personale fatta di accoglienza e dolcezza rispetto alle fragilità proprie emotive; si può quindi iniziare a pensare amorevolmente ai propri bisogni e alle emozioni legate alla parte più bambina di ciascuno.

Laura Basiliotti

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